sabato 17 aprile 2010

Altre considerazioni

Devo ricordarmi di non usare federe bianche.
Dopo solo due-tre mesi diventano inguardabili.

venerdì 16 aprile 2010

Dodicesima puntata

Il supermercato di Eusebio, nel centro commerciale posto nelle immediate vicinanze dell'unico semaforo del paese, è noto nel circondario per il non invidiabile primato di avere le cassiere più brutte del mondo.
Pare che ciò abbia avuto origine quando Grimilde sorprese il marito in contemplazione del fondoschiena di una neoassunta, che si era chinata per sistemare della merce. Da allora pretese di condurre in prima persona i colloqui di assunzione.
E' da notare il fatto che anche gli addetti al magazzino non brillino per avvenenza, nonostante Eusebio non abbia mai colto la moglie in atteggiamenti equivoci con alcuno di loro. Probabilmente è dell'avviso che sia meglio prevenire piuttosto che curare.

mercoledì 14 aprile 2010

A chi mi accusa di essere misogino

Nemo iudex in causa sua, ma non credo di esserlo particolarmente. Non più di quanto sia, più in generale, misantropo.
In gioventù ho anche letto "Dalla parte delle bambine", di Elena Gianini Belotti, trovandolo assai significativo e condivisibile.
Solo uno degli argomenti trovati in quel libro, che all'epoca mi aveva colpito molto, si è poi rivelato alquanto inconsistente: l'autrice sosteneva che si poteva riscontrare la sostanziale "squalificazione" della donna, nel suo insieme, dal fatto che esistessero decine e decine di termini per indicare l'organo sessuale maschile, mentre elencava tre miseri sinonimi per il corrispettivo femminile.
Da allora è arrivato Benigni, che di nomi per quella cosa ne elencava assai di più, ma soprattutto la considerazione che i termini "cazzata" e "figata", con la loro differenza di significato, stanno a dimostrare di quanta venerazione goda il sesso femminile.
In conclusione mi sento di stare dalla parte delle bambine, avendo ben presente, però, che qualche volta tendono a esagerare.

martedì 13 aprile 2010

Altri artefatti antichi

Non l'ho mai visto, ma mi è stato descritto come un pezzo di legno, grossolanamente cilindrico, del diametro di quattro o cinque centimetri, lungo circa una spanna e appuntito ad entrambe le estremità; una sorta di matitone a due punte.
Veniva posato per terra, colpito su una punta con un altro bastone per farlo saltare in aria, e, mentre era ancora in volo, colpito nuovamente per scagliarlo lontano. Il legno utilizzato come mazza serviva anche come unità per misurare la distanza alla quale si era riusciti a lanciare.
Il matitone si chiamava "ciàncól", ed era il terrore dei vicini da quando il vetro aveva sostituito la carta oleata nei telai delle finestre (mica preistoria: quando mia nonna era bambina le finestre di casa sua erano così).
Il gioco era così diffuso che il termine è passato nel linguaggio corrente, in termini piuttosto dispregiativi: sentirsi dire "ta set un ciàncól" voleva dire essere considerati di scarso valore, con un senso più preciso di "non mantenere fede alla parola data". Curiosamente non ho notizia di una versione femminile di questa locuzione, e non so se ciò sia dovuto al fatto che le donne sono sempre degne di fede, o, al contrario, la loro inaffidabilità è talmente assodata da non far nascere il bisogno di sottolinearla ulteriormente.

lunedì 12 aprile 2010

Quesiti

Se mio figlio, tornando a casa dopo essere venuto a farmi visita, abbandona qui il sacchetto dei vestiti sporchi, sta freudianamente lasciando dietro di sè qualcosa che faciliti il suo ritorno o vuole semplicemente che io glie li lavi?

venerdì 9 aprile 2010

Dettagli

La cura che si mette nel fare una cosa è desumibile anche dallo stato in cui versano gli attrezzi destinati al suo compimento.
Ad esempio la mia scopa è in perfetto ordine, ancora lucida come quando è stata acquistata, tant'è che ha ancora l'etichetta del prezzo.
In lire.

giovedì 8 aprile 2010

Lost in traslation

Amo i fumetti. Non tanto le "graphic novel", le storie disegnate, quanto le strisce umoristiche, quelle tre-quattro vignette (anche se per alcune opere d'arte ne bastano meno) che si chiudono con una battuta fulminante.
Anche se non mancano esempi di altra provenienza, si tratta di un genere prettamente americano (è abbastanza ironico che, nonostante questa passione, io venga a volte tacciato di antiamericanismo; certo che se eleggessero presidente Bill Watterson o Garry Trudeau io sarei molto molto più contento) per cui spesso ho letto queste strip dopo che sono state tradotte. Tradurre è tradire, si sa, ma ho riscontrato che, di solito, viene fatto un buon lavoro. Solo una volta mi sono trovato parecchio in difficoltà...
Avete presente Snoopy in versione capo scout che, seduto attorno ad un falò con i suoi amici pennuti, arrostisce le toffolette? Ebbene, il mistero di cosa fossero in realtà queste misteriose "toffolette" mi ha assillato per anni. Ero arrivato a concludere che si trattasse di formaggini, un equivalente d'oltre oceano dei nostri tomini, quando, non molto tempo fa, una collega ha portato al lavoro una confezione di "morbidoni" (quelle cose gommose e dolcissime) americani, dove sono chiamati "marshmallow": sul saccchetto, come "serving suggestion", era consigliato di arrostirli prima di mangiarli. E' stato un lampo di comprensione, mi si è aperto un mondo.
Le piccole soddisfazioni della vita :)