sabato 19 dicembre 2009

mercoledì 16 dicembre 2009

Light from below

Di solito si immagnano i circoli nautici come luoghi di lusso ed agi.
Sale grandi, rivestite di legno con decori in ottone, comode poltrone e, sulle pareti, carte nautiche e quadri con i nodi. Lì si ritrovano a chiacchierare, sorseggiando drink, famosi regatanti e navigatori oceanici, attorniati da ammiratori che trattengono gridolini di giubilo solo per non rovinare il loro aplomb.
Quello che frequento io non è così.
Una cubetto di mattoni in riva al lago, ingombro di carte e di mobilia di recupero è tutto quello che ci è concesso. Anche in tema di servizi, nel senso proprio del bagno, siamo a livelli rudimentali: un parallelepipedo di plastica posticcio, illuminato da una minuscola finestrella, contiene un piccolo lavandino e un cesso alla turca. La circostanza che sia sollevato da terra, unita al fatto che lo scarico è costituito da un tubo di plastica bianco, fa in modo che il buco della turca risulti essere uno dei punti più luminosi dell'intero ambiente. E pisciare nella luce è un'esperienza quasi metafisica.

lunedì 14 dicembre 2009

Winter cup, seconda puntata (Regata di S. Lucia)

L'inverno non è ancora ufficialmente cominciato, il freddo invece sì, e così l'aggettivo winter è in qualche modo rispettato. Anche la data, una volta tanto, corrisponde e ciò infonde pace all'animo.
Quello che non infonde pace è il vento: capriccioso e ballerino, promette di sottoporre il sistema nervoso ad una dura prova. Navigare con vento forte può essere difficile, faticoso, magari pericoloso, ma non è psicologicamente impegnativo quanto farlo con vento incostante. Sembra di camminare sulle uova e qualsiasi cosa si faccia si ha la sensazione che sarebbe stato meglio fare l'opposto. O forse sarebbe stato davvero meglio fare l'opposto e sono io che sbaglio costantemente tutte le decisioni.
Cominciamo subito con lo sbagliare la partenza: per la paura costante di essere in ritardo mi trovo sulla linea di partenza troppo presto e devo sfilare verso la boa quando avrei preferito partire vicino alla barca comitato, poi facciamo una serie di virate per correre dietro a degli "scarsi" e dei "buoni" del vento che si rivelano di durata troppo breve per essere significativi. Ultimi alla boa di bolina, morale a terra. Giriamo la boa, issiamo lo spi e cominciamo mestamente a scendere il vento che comincia a fare il bravino e a limitare le bizze. Quelli immediatamente davanti a noi litigano con lo spi, fanno fatica a tenerlo gonfio, e un po' alla volta guadagnamo terreno. Giriamo la boa di poppa immediatamente dietro di loro e li passiamo mentre faticano ad ammainare lo spi. Bolina senza emozioni, poppa tranquilla e tagliamo il traguardo penultimi, anche se dire quarti farebbe più figo.
Seconda prova con vento finalmente sostenuto. Partiamo bene, per i nostri standard, ci ritroviamo in terza posizione. La gara non è competitivamente avvincente: il gruppo è sgranato e non ci sono incroci al cardiopalma, probabilmente guadagnamo un po' rispetto a chi sta dietro e perdiamo dai primi, ma non è facile rendersene conto prima dell'arrivo in boa. Su spi e si scende in fil di ruota a posizioni invariate. Ammainiamo con calma, ben prima della boa, strambiamo a velel bianche e ci avviciniamo al palloncione arancio. Dal nulla sbuca una star e gli andiamo addosso. No, non credo che le cose siano andate esattamente così, però, davvero, nella concitazione del momento non ho capito bene cosa sia successo. Piccolo scambio di improperi, ma visto che le barche ancora galleggiano ci rimettiamo in assetto per raggiungere la boa di bolina. Un paio di bordi senza storia e chiudiamo terzi.

Ecco, quel "senza storia" non è esatto. Una storia, in barca, c'è sempre: fatta di onde, di vento e di spruzzi d'acqua, di cose capite e di altre che si pensava di aver capito e invece, di fiducia e di scazzi. Ma per raccontarle come si deve bisogna essere un po' più bravi di così.

Impareremo anche quello.

sabato 5 dicembre 2009

giovedì 3 dicembre 2009

Marketing

A pensare male si fa peccato, ma il più delle volte si indovina.
Alla luce di questa considerazione, comincio a pensare che tutti i call center che mi chiamano a casa, e che sostengono di stare cercando altre persone, non sbaglino numero (se così fosse si limiterebbero a scusarsi urbanamente, non proseguirebbero imperterriti con l'illustrazione della loro "imperdibile" offerta) ma abbiano solo trovato un modo furbetto per aggirare le normative sulla privacy.
In qualsiasi caso, che peste li colga.

mercoledì 2 dicembre 2009

martedì 1 dicembre 2009

Metereologia

Diciamocelo: un temporale con lampi, tuoni e grandine non è una cosa molto frequente, in dicembre...